La Natura- incendio nei boschi

L’estate sta finendo. Si tirano le somme della stagione calda e si attende all’autunno con i suoi colori magnifici e poi l’inverno che offre altri scenari di cui tutti noi possiamo godere, in attesa della nuova primavera e del ritorno dell’estate.

Vorrei parlare di boschi, foreste, alberi, natura, così tanto importanti per ogni individuo che vive su questo Pianeta Terra.

Molti dei lettori potrebbero trovare ovvie le cose che sto scrivendo. Ma tanto ovvie non sono visto che io ho sessant’anni 

e che da sempre sento sempre le stesse cose che, purtroppo, non cambiano mai, non vengono risolte, anzi peggiorano.

Non voglio fare i soliti discorsi filosofici sulla natura, ma cose concrete. Parliamo di educazione, di rispetto, di dare valore ai polmoni di verde che tanto rivendichiamo nelle città, perché la natura è poco presente se non in qualche parco cittadino. Però ci dimentichiamo completamente del valore che ci manca in città quando andando nei boschi ci comportiamo in modo superficiale.

Leggere la storia dell’economia forestale ci insegna che lo sfruttamento delle foreste, fatto in modo incontrollato e solo per business, sta portando ad una variazione anche del sistema climatico.

Questo sfruttamento, che ha portato ad un calo delle foreste, se da una parte ha arricchito molti, dall’altra sta influenzando negativamente su ogni singolo Paese e sul mondo nella sua complessità.

La penisola italiana, per quanto riguarda la flora, è suddivisa gradatamente in boschi, più o meno fitti, in foreste, infine nei Parchi Nazionali.

Il più delle volte però questo patrimonio viene colpito dalla mano dell’uomo, in modo doloso, sia per il disboscamento senza strategia, sia gli incendi provocati e solo in minima parte per gli incendi naturali.

Dal giorno in cui, ai piedi del Monte Ortobene, in Sardegna, anni 1980, si sviluppò un furioso incendio, che devastò circa ottocento ettari di bosco mediterraneo, la distruzione del già scarso patrimonio forestale nella penisola italiana ha assunto proporzioni preoccupanti.

Il fenomeno colpisce, naturalmente, un po’ tutte le regioni d’Italia, anche di altri Stati Europei, extra europei, basta ricordare la California. 

Negli anni 1980 questo male ha colpito l’Italia e le isole in modo preoccupante, il fenomeno ha assunto l’aspetto di una sciagura endemica, di una catastrofe nazionale.

Sempre più incendi per liberare dalla foresta alcuni appezzamenti di terreno da convertire a coltivazioni di altro tipo e/o a pascolo.

Di questo passo si temeva di assistere, nell’arco di pochi decenni, ad una riduzione drastica del patrimonio forestale.

Sono passati circa quarant’anni e tutti gli anni si ripete la situazione incendi, sempre più grave e sempre puntuale.

E’ chiaro che incendi di boschi si sono verificati nel passato remoto e prossimo, in tutte le parti del mondo.

Ma oltre ad avere un carattere di pura occasionalità, erano provocati da fulmini, autocombustione, scarsità di piogge, come in Australia, da eventi straordinari come le operazioni belliche, incidenti comuni, cadute di aerei in fiamme che, con le scintille sprigionatesi facevano divampare le prime micce, altre volte, in antichità anche le locomotive a vapore erano un rischio, passando su ferrovia che attraversava intere foreste.

Oggi sembrano spesso atti dolosi oppure imprudenze individuali, ad esempio nei “campeggi selvaggi”, sosta in luoghi non autorizzati e non organizzati, con fuochi accesi e sicuramente non bene spenti dopo brevi bivacchi.

Sono molte cause, come le prime indicate, che incidevano solo in minima parte sull’ambiente forestale e che, comunque, escludevano la volontà di distruzione, come indicato sopra.

Oggi sempre di più, invece, il fenomeno degli incendi nei boschi appare il prodotto dell’evoluzione economica, consumistica, ma è altresì il frutto di smisurati egoismi, di incuria ed ignoranza colpevoli del risultato.

All’inizio della stagione estiva, gli organi amministrativi preposti, si danno da fare per porre in atto un programma diretto a richiamare l’attenzione dei cittadini, sul rispetto e sul buon uso del patrimonio forestale.

Però non servono i richiami e le istruzioni comportamentali se la maggior parte degli utenti della strada e gli occasionali campeggiatori continuano a non tener conto  dei vari cartelli informativi e dei continui avvisi trasmessi attraverso, radio, stampa, media ed ora social web.

Passano gli anni ma i problemi, sempre gli stessi per altro, nonostante il cambio di modalità di comunicazione, rimangono sempre attuali, purtroppo.

I cartelli, che ogni anno la Forestale affligge lungo le strade che s’inoltrano nei boschi, sono ignorati o trascurati dalla massa di turisti che decidono di trascorrere i week –end nei boschi.

In questi ultimi anni, gli stessi responsabili di associazioni che gestiscono rifugi, foreste  e percorsi turistici, stanno denunciando che la montagna deve essere rispettata e non si può accedere ad essa, con ciabatte infradito solo per fare il selfie.

Significa ignorare il territorio, mettersi in pericolo e richiedere poi sistemi di assistenza che hanno costi che ricadono su tutta la collettività, e tutto questo solo per imprudenza  e superficialità.

Sono passati anni e sempre vediamo incendi provocati dai viaggiatori che utilizzano l’auto, sempre più numerosi e in modo irresponsabile lanciano dal finestrino i mozziconi di sigarette ai margini delle zone boschive, noncuranti delle dannose possibili conseguenze ai danni del nostro patrimonio forestale.

Tutta queste trascuratezze rischiano di generare un disastro ecologico d’irreparabili proporzioni.

Esiste, inoltre, un’altra forma di responsabilità nelle cause degli incendi, quella che ho accennato all’inizio, quella intenzionale e colpevole di dolosità.

Migliaia di ettari di aree boschive vengono ogni anno distrutti da chi si propone di sabotare il patrimonio nazionale per scopi eversivi o vendicativi verso i vicini oppure verso le leggi oppure semplicemente per tentare di fare affari economici.

Nelle regioni montane, alcuni pastori incendiano i boschi per allargare i loro pascoli, alcuni cacciatori ricorrono a simile mezzo allo scopo di stanare la selvaggina.

Esiste però anche un’attività praticata a fini speculativi.

I boschi, come si sa, sono tutelati da leggi che vietano ogni insediamento edilizio.

Alcuni costruttori e capitalisti aggirano le leggi eliminando tutto con il fuoco e pensando di riuscirci. A volte accade, con l’omertà della società.

A questo punto, è il caso di chiedersi: esistono rimedi capaci, se non di eliminare, almeno di limitare i danni al prezioso e insostituibile dono della vegetazione boschiva?

E’ difficile dare una risposta a questa dolorosa interrogazione, data la poca  applicabilità degli strumenti legislativi, spesso completamente ignorati e poco efficaci ed il progressivo allargamento delle aree soggette alla mano della criminalità organizzata.

Si possono porre in atto alcuni espedienti di varia natura, tali da frenare la paurosa escalation degli incendi nei boschi.

Può servire un maggior inasprimento delle pene, quando gli enti preposti al controllo riescono ad individuare la “mano armata di fiammifero”. Inoltre, serve una migliore organizzazione dei servizi di prevenzione e di spegnimento degli incendi, che con mezzi e tempestività può arrivare sul luogo.

Nel nostro Paese, l’Italia, il personale addetto alla vigilanza forestale è un numero ridotto rispetto alle attuali necessità. 

Prima di tutto però, è necessaria una nuova comunicazione, è fondamentale sensibilizzare l’opinione pubblica al rispetto della Natura, parte tutto dai banchi di scuola.

Occorre aumentare le gite scolastiche a contatto con la natura, portare i ragazzi a vedere ed apprezzare i boschi, le foreste, i fiumi, capire la pericolosità di certe situazioni, capire che non si va in certi ambienti naturali impreparati. 

La Natura è bella, stupenda, non ha eguali, ma richiede rispetto, quel timore riverenziale, essa richiede preparazione, poi ti accoglie donandoti tutte le proprie bellezze, coinvolgendoti con emozioni uniche, che si ricordano anche a distanza di anni.

Penso che non sia possibile raggiungere tale traguardo se non operando sulle nuove generazioni attraverso un programma educativo attuato durante gli anni della scolarità.

L’assalto contro la natura è già attuato dall’inquinamento atmosferico, con l’aggiunta della trascuratezza personale si turba ulteriormente l’equilibrio ecologico.

E’ noto, infatti, che la distruzione degli alberi impedisce la preziosa operazione di ricambio di ossigeno dell’aria che respiriamo, oltre a privare il terreno dell’humus fecondo, che viene invece dilavato dalle acque e scaricato in mare.

Quest’ultimo inconveniente provoca il costante pericolo delle alluvioni, che minacciano sempre più frequentemente le pareti delle montagne, i campi e le popolazioni di intere regioni.

Tutti devono prendere coscienza del valore sociale del bosco, una ricchezza pubblica, costituita nel corso di molti secoli di vita, che non possiamo permettere vada distrutto in poche ore per non curanza, superficialità ed egoismo brutale.

Un albero ci mette anni a crescere e mettere radici che gli permetteranno di donarci la bellezza, l’utilità dell’ossigeno per noi fondamentale, la biodiversità di cui tutti abbiamo bisogno.

Ricordiamo che noi non siamo i padroni del mondo, ma siamo ospiti e come tali ci dobbiamo comportare, con educazione e rispetto, se vogliamo poter lasciare ai nostri figli un mondo sano su cui vivere.

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